Le relazioni che contano veramente

Dario e Fabio sono due amici che si conoscono da tanto tempo, circa cinque anni. L’uno il migliore amico dell’altro. Il loro legame nasce e muore sui banchi di scuola - vivono in due luoghi differenti e distanti, ma ciò non significa che la loro amicizia sia “minore” di altre. Si vogliono bene, si parlano spesso, giocano e scherzano, ma… Fabio ha un problema con Dario. Accade spesso che mentre i due stanno parlando Dario si distragga e sposti la sua attenzione su qualcos’altro. Fabio è irritato da questo comportamento. Oltretutto ha notato che se Dario sta parlando con lui e una terza persona cerca di richiamare l’attenzione di Dario, quest’ultimo interrompe la discussione con Fabio e inizia la nuova. Il contrario, invece, non accade. Dario non interrompe mai una discussione nel caso Fabio cerchi di attirare la sua attenzione.

Fabio è irritato da questo comportamento, ogni giorno di più.

Quando torna a casa Fabio è accolto dalla sua famiglia, fortunatamente ancora al completo e non segnata da morti precoci. Fabio è giovane e immaturo, ma è un ragazzo molto intelligente e conosce molte cose a dispetto della sua “tenera” età. È un ragazzo educatissimo, quasi da risultare timido.

Dopo l’ennesimo litigio con i genitori, Fabio si ritira in camera sua, ancora preso dall’ira. Terminata questa fase rimane solo coi suoi pensieri - preso da una domanda postagli da suo padre: “Ma il modo in cui ci tratti è uguale al modo con cui ti poni verso le altre persone?”. Fabio sa qual è la risposta, lui non tratta così gli amici e/o i conoscenti. Ma perché?

Perché non riusciamo a dedicare le giuste attenzione a chi è veramente importante per noi (esempio di Dario e Fabio) mentre ciò ci riesce facile con conoscenti o addirittura estranei (Fabio e la sua famiglia)? Perché non riusciamo ad assegnare una priorità a certe persone?

Non ho una risposta a queste domande. Davvero, non ne ho. Siamo capaci di dedicare cinque minuti del nostro prezioso tempo ad uno sconosciuto che chiede indicazioni ma non riusciamo a fare un salto in cucina per aiutare la mamma col computer. “Umpf, che palle!” sbuffiamo sottovoce e facciamo finta di non aver sentito la richiesta.

Come mai interrompiamo qualunque cosa stessimo facendo se riceviamo una chiamata da un numero sconosciuto e invece diamo una controllatina Facebook mentre siamo al telefono col partner?

Se tua madre cadesse dalle scale sono sicuro che rimanderesti tutti i tuoi programmi pur di aiutarla e portarla all’ospedale. “È mia madre, cavolo, lei è importante!”. Certo. Ma è importante solo se è in pericolo di vita o è importante sempre?

Uno degli obiettivi del minimalismo è imparare a vivere il momento. Non nel senso immaturo di fare quante più cazzate possibili e godersi la vita sbronzandosi ogni due giorni e facendosi di anfetamine e spaccando macchine e rubando e saltando giù da burroni, ma nel senso più maturo, ovvero il cercare di vivere più intensamente ogni singola azione che compiamo, ogni emozione che proviamo.

Ho una regola quando sono al telefono con la mia ragazza: non mi è concesso di fare nient’altro oltre che parlarle. Non posso dare un’occhiata a Twitter, non posso sistemare la camera, non posso guardare un video su YouTube senza audio, non posso fare niente. Devo solo concentrarmi su quella chiamata. Devo concentrarmi sulla mia ragazza, le sue ansie e preoccupazioni, i suoi momenti felici e la sua rabbia. Perché? Perché tengo a lei. Perché è forse la cosa a cui tengo di più di qualunque altra, quindi ha la priorità su tutto.

Riprendendo l’esempio di Dario e Fabio, perché Dario non riesce a dare più attenzioni all’amico Fabio? In fondo è il suo migliore amico. Una delle persone più importanti per lui. È la persona a cui Dario dovrebbe dedicare più tempo! Eppure non va così.

Quando finisci di leggere questo articolo prendi un foglio di carta e una penna. Scrivi una lista delle persone/cose/attività che consideri più importanti nella tua vita. Una volta finito, imponiti la regola di non dare maggiori attenzioni ad un elemento meno importante mentre stai facendo qualcosa che sta più in alto nella lista. Non controllare le email mentre sei a cena coi tuoi amici. Non sfogliare un catalogo di vestiti mentre parli con tuo padre. Non guardare con la coda dell’occhio la TV mentre stai lavorando.

Sii più presente e dedicati alle cose a cui tieni veramente. Il tuo rapporto con esse ne potrà solo che giovare.

La verità sul “sono disordinato, ma tutti i geni lo erano!” e su come diventare realmente organizzati (parte uno)

Avrò sentito ventidue milioni di volte la storia del “Sì, sono disordinato, ma anche la maggior parte dei geni lo era! Stimola la creatività!”. Fatemelo dire chiaro e tondo: è una grandissima cazzata.

Non prendiamoci in giro, perfavore. Sei disordinato perché non ti sei mai impegnato a creare un sistema efficiente e duraturo per tenere a bada la situazione. E non esiste nemmeno la persona disordinata che non potrà mai diventare amante dell’ordine. Fidati di me. Sei recuperabile, non sei un caso perso. Non c’è niente di male nell’essere disordinati, o perlomeno, non c’è niente di male nel non aver trovato ancora un sistema per tenere ordinata la casa/vita. Ma lascia che ti racconti la mia storia.

Sono nato e cresciuto in una famiglia che non mi ha mai costretto a fare delle “faccende”, nemmeno le azioni più piccole come togliere i piatti a fine pasto, rifare il letto o tenere ordinata la scrivania. Non so se sia giusto o meno, non sta a me decidere. Fatto sta che come tanti altri ho preso l’abitudine di non avere un sistema di regole per tenere in ordine almeno la mia camera. Ci sono stati periodi in cui non riuscivo più a camminare nella mia stanza per via del “casino”. I miei genitori mi credevano irrecuperabile.

Un bel giorno ho scoperto il minimalismo. Ho scoperto che “less is more” (meno è di più), ovvero che rimuovendo dalla propria vita il non-indispensabile ci si può concentrare meglio sulle cose veramente importanti e sulle nostre passioni. Da quel giorno sono una persona diversa, una persona mooolto più ordinata. Questa è la mia scrivania, ad esempio:

Prima di continuare, però, vorrei fare un passettino indietro.

Ad essere precisi il mio “viaggio verso l’ordine” è cominciato con l’acquisto del libro Detto, fatto! a cura di David Allen (in inglese GTD: Getting Things Done). Il libro illustra un metodo di organizzazione che secondo l’autore può aiutare chiunque a fare le cose che non è mai riuscito a fare per (una apparente) mancanza di tempo. Da Wikipedia:

La psicologia del GTD è basata sul memorizzare, tracciare e ripescare dalla memoria, facilmente e piacevolmente, tutte le informazioni relative alle cose da fare. Allen asserisce che molti dei blocchi che noi generalmente incontriamo riguardo al portare a termine certe attività sono causati da un insufficiente piano front-end (p.e. per ogni progetto si deve chiarire cosa si vuole ottenere e quali sono le specifiche azioni necessarie ad ottenerlo). È molto pratico, aggiunge Allen, impostare questi pensieri in anticipo, generando una serie di azioni che possiamo portare avanti in un secondo momento, senza ulteriori pianificazioni.

In sintesi il metodo GTD è: scrivi tutte le cose da fare che ti passano per la mente, suddividile in piccoli passi e falle.

Al pari del minimalismo anche il GTD mi ha cambiato la vita. Quel libro riesce a farti un grandissimo lavaggio del cervello (lavaggio positivo, chiariamo) e a farti capire che con un buon sistema - che non richiede nemmeno troppo tempo - tutti possono essere organizzati e possono portare a termine i loro sogni.

Il problema del GTD, a mio avviso, è che l’idea è buona, anzi ottima, ma pecca in un punto: non è possibile riuscire a portare a termine tutte le cose che ci vengono in mente perché la maggior parte di esse non sono così importanti per noi. Questo l’ho capito grazie al minimalismo.

Ma cosa devo fare per essere minimalista e, quindi, organizzato? Non è così semplice da spiegare, ma voglio provarci. Una nota: so benissimo che il minimalismo è più una filosofia che una serie di 7 passi da seguire, ma voglio solo concentrarmi sul lato pratico in questo articolo. In particolare, illustrerò il modo con cui è possibile ripulire una scrivania (o, volendo, un cassetto, un’anta dell’armadio, ecc…).

Una precisazione prima di iniziare: il metodo seguente è sì riferito ad un aspetto particolare, ma è generalizzabile anche alla gestione del tempo, degli amici e così via.

  1. Prendi tutte le cose riposte sulla scrivania e appoggiale per terra. Con “tutte” intendo veramente tutte, che sia una piantina di bambù, una foto a cui sei legato, un portatile o dei fogli di lavoro. Posa tutto sul pavimento.

  2. Crea tre pile di oggetti. Nella prima andrai a mettere le cose di cui non puoi assolutamente fare a meno, come possono essere il portatile, una lampada, una penna ed un foglio. Non mettere cose come un porta-penne, i fogli del lavoro, o delle foto. Nella seconda pila metti tutte le cose che hanno per te un valore affettivo, come una penna, una foto, una pianta. Nella terza, infine, metti tutto il resto.

  3. Prendi la pila “indispensabile” e per ogni oggetto decidi una sistemazione - che sarà definitiva. Io ho poggiato sulla scrivania il portatile e una lampada dietro di esso.

  4. Prendi la pila “oggetti a cui sono legato” e scegli due di questi. Solo due, non ammetto eccezioni. Se hai più foto (moglie/marito/ragazzo/a, bambini, famiglia, Javier Zanetti) e non puoi davvero separartene compra una cornice digitale che le contenga tutte e le mostri a ripetizione, una alla volta. Attenzione: non ho detto due oggetti per ogni tipo, ma due oggetti e basta. Quindi, se come me prima avevi delle foto, un pupazzetto di Vegeta, una piantina di Bambù e un soldato Spartano, devi limitare la scelta a due oggetti. Io ho tenuto la pianta e Vegeta. Ma col resto cosa fare? Non lo buttare, ci mancherebbe. Più semplicemente riponilo in una scatola chiamata “ricordi” e sistemala in un luogo sicuro.

  5. Ora viene il bello. Rimane da organizzare la pila “altro”. Bene, sappi che niente di tutto questo dovrà sostare sulla scrivania per più di un giorno. Ad esempio, io devo studiare e per questo ho bisogno di avere dei libri e vari fogli sulla scrivania. Non c’è alcun problema, basta che a fine sessione riponga tutto ciò che ho usato nel posto a cui realmente appartiene. I fogli vanno nel raccoglitore, i libri nella libreria, le penne nel porta-penne, e via dicendo. È assolutamente vietato lasciare uno di questi oggetti sulla scrivania per più di un giorno. Non lo fare mai, altrimenti verrò a bacchettarti personalmente!

  6. In alcuni casi c’è bisogno di seguire anche il punto 6. Nel caso tu sia rimasto con alcuni oggetti nella pila “altro”, non disperare. Ci sono oggetti che non sai dove riporre o con cui non devi lavorare. Per farti diventare veramente organizzato, però, ho bisogno che tu sia sincero con te stesso: hai realmente bisogno di queste cose? Non sono forse oggetti che hai appoggiato sulla scrivania perché “non sapevo dove altro metterli”? O addirittura, sono rotti e/o malfunzionanti? Il mio consiglio è di prendere un sacco nero della spazzatura e gettarceli. Può sembrare una mossa avventata ma non lo è, fidati. È forse la cosa migliore che tu possa fare per migliorare la tua vita e diminuire lo stress.Se proprio non riesci a buttarli, riponili in una scatola su cui andrai a scrivere la data di oggi sommata a 3 mesi. Esempio: oggi è il 26/01, quindi ci scriverò 26/04. È ora il momento in cui devi essere onesto con te stesso. Riponi la scatola in un luogo poco accessibile (cantina?) e dimenticatene. Se fra tre mesi non avrai mai avuto bisogno di aprirla capirai da solo che potrai finalmente gettarla e non perderai niente di valore.

Ovviamente questo metodo è una linea guida modificabile secondo le esigenze, ma visto che lo stai leggendo credo che tu abbia dei problemucci di ordine e organizzazione. Fatti perciò un favore e seguilo attentamente e rigidamente, non te ne pentirai. Mi sento di dire che ho più esperienza di te e gradirei se ti fidassi di me, per questa volta. :)

Propositi per l’anno nuovo (2010 e 2011) e come sceglierne per l’anno a venire

Nota: a partire dalla prossima settimana il giorno in cui verrà pubblicato l’articolo settimanale sarà il Mercoledì.


Sebbene non avessi messo per iscritto niente, nel 2010 i miei buoni propositi per l’anno nuovo erano molteplici: migliorare il modo in cui scrivo - e soprattutto scrivere ogni giorno, imparare a suonare il basso, cominciare ad avere un’alimentazione sana, passare meno tempo su Facebook e, infine, studiare di più. Propositi comuni a tante altre persone, in fondo in molti hanno i miei stessi desideri.

Il 2010 è stato per me un anno complesso e difficile. È stato l’anno in cui a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro ho dovuto sostenere sia l’esame di Maturità che l’esame per entrare a Medicina (per la cronaca: passati bene entrambi). Immaginatevi quindi lo stress che ho dovuto sopportare, in determinati periodi ero allo sbando, intrattabile e delirante. Non è stato facile. Nemmeno impossibile, certo, tante altre persone ci riescono.

Tornando ai miei propositi, ci sono due modi per valutare come sono andate le cose. Il primo è prendere ogni singolo obiettivo che mi ero prefissato e giudicare i risultati analiticamente, l’altro è valutare i fatti col senno di poi. Partiamo dal primo.

Ho scritto di più nel 2010? Sì. A Gennaio ho iniziato a scrivere per Il Mac Minimalista, prima saltuariamente e ora quotidianamente. Ho scritto anche qualcosina sul mio blog personale e su Just Another iPhone Blog, esperienza ormai terminata. Ho anche iniziato un esperimento riguardo un sistema per memorizzare i miei ricordi, di cui parlerò in qualche articolo futuro.

Ho imparato a suonare il basso? No. La mia intenzione era farmi da autodidatta e vedere se sarei riuscito a cavarmela, ma dopo qualche tempo ho smesso fare pratica. Potrei trovare molte cause alla mia negligenza, ma la principale rimarrebbe la mancanza di un programma di lavoro chiaro e rigido.

In quanto al cibo? Direi che più o meno ci potremmo essere. Sono riuscito ad eliminare qualsiasi fonte di carboidrati dalle mie cene - ripiegando su frutta, verdura e carne. Tranne l’ultimo periodo (mi sono lasciato un po’ andare), ho eliminato quasi completamente gli spuntini fuori pasto, soprattutto dolci. E, incredibile, mangio più verdure. So che avere diciannove anni dovrebbe includere avere un po’ di giudizio e mangiarle, ma diciamo che sono ancora un po’ “immaturo” e non riesco a sopportare nemmeno la vista di “schifezze” come i broccoli. De gustibus, anche se sarebbe meglio dire “De scemus”, visto il mio comportamento infantile. Nonostante i lati positivi, di negativi ce ne sono, eccome: bevo una media di tre (!) EstaThè (in brick) al giorno e non faccio più (ahimé) attività fisica. Ho provato una volta a correre ogni giorno, e per due mesi ci sono riuscito, ma poi l’inizio delll’università mi ha scombussolato i piani.

Sono stato meno tempo su Facebook? No. Nonostante abbia provato per ben due volte a passare una settimana senza aprire quel sito maledetto, il tempo totale che ci passo è aumentato. E, problema ancora più grave, non riesco a trovarne una causa. Se avete consigli vi prego di aiutarmi.

Infine, riguardo lo studio? Ho studiato di più (o meglio)? Sì e no. Io direi di no, ma i due esami passati dimostrano il contrario, quindi sono insicuro.

Dopo averli analizzati analiticamente, vorrei provare a valutare i miei propositi da un nuovo punto di vista, quello col senno di poi.

Il 2010 è stato l’anno della mia maturazione. Sono finalmente diventato una mela bella rossa. Scherzi a parte, grazie a moltecipli fattori ho premuto l’acceleratore sul mio percorso di diventare un “grande”. E, guarda caso, la causa principale è stata l’avere a mio fianco una ragazza che amo. È stato strano, ma scoprire che non sei l’unico al mondo di cui ti devi occupare è un cambiamento radicale nella vita. Soprattutto di un diciott’enne. Altro fattore di maturazione è stato sicuramente l’impegno preso con Il Mac Minimalista. Essendo cresciuto in una famigliar “normale” (economicamente), non ho mai avuto il bisogno di metter su due soldi d’estate. Non ho mai, perciò, lavorato in vita mia. Scrivere ogni giorno sul blog è stato un impegno che ho preso volutamente e che mi ha reso una persona migliore, facendomi conoscere la dura realtà delle cose. Infine, anche l’esame di Maturità mi ha aiutato a crescere. Se non fosse così, perché l’avrebbero chiamato in tal modo? (Ok, so che adesso il nome ufficiale è “Esame di Stato”, ma non importa)

Il bello dei propositi è che è gratificante e piacevole scegliere in anticipo le attività che ci accompagneranno durante l’anno a venire, ma raramente questo può succedere. La vita riserva un’incredibile numero di sorprese che cambiano notevolmente non solo i nostri programmi, ma anche gli occhi con cui guardiamo al mondo. Credo quindi che tali propositi debbano sì essere decisi in anticipo, ma dobbiamo concederci che possano fallire - e che questo fallimento non sia un fallimento vero e proprio, ma solo un cambiamento.

Sinceramente sono molto indeciso sui propositi per il 2011. Ma, se dovessi sceglierne cinque, direi:

  1. Continuare a scrivere quotidianamente. Non importa se mi leggeranno cento persone o venticinque mila, voglio continuare a scrivere. Amo farlo e mi rende felice.

  2. Essere una persona migliore con coloro che mi stanno attorno. Vorrei riuscire a rendere (nel mio piccolo) la mia ragazza, i miei familiari e i miei amici più felici. E, soprattutto, voglio riuscire nel mio intento senza dover snaturare la mia natura. Non voglio “dare il contentino” inghiottendo il rospo, voglio che veramente le nostre posizioni combacino in modo da trovarci d’accordo.

  3. Avere un’alimentazione ancora migliore. Processo già cominciato nel 2010, ma quest’anno voglio dare il segno di svolta: devo riuscire a diminuire fortemente la quota di bibite dolcificate, voglio eliminare dolci e carboidrati dopo le sei, e mangiare verdure, verdure, e verdure. Ma, fatto importante, devo fare questo perché convinto che sia la cosa giusta (e perché quelle verdure mi piacciono), non perché voglio perdere due chili o perché lo dice un dietologo alla TV.

  4. Capire il motivo per cui le distrazioni “ammazzano” il lavoro e, soprattuto, trovare un rimedio. Credo che questo sia il proposito più importante e significativo per il 2011, quello che se ben svolto produrrà un forte miglioramento nella mia vita.

Ho lasciato il proposito numero 5. vuoto volutamente. Come ho detto, si può provare a “programmare” l’anno a venire, ma un gran numero di fattori andrà a disturbare le nostre azioni. Non sempre per il peggio. I miei propositi inoltre non sono azioni specifiche del tipo “perdere 14.7 KG”, invece, sono esperienze. Percorsi. È stupido e inutile scegliere obiettivi quantitativi, è una scelta migliore puntare su obiettivi qualitativi.

Non ho tanti obiettivi per il 2011 e tutti sono accumunabili da “diventare una persona migliore”. Credo che questo debba essere l’unica vera costante nel nostro viaggio della vita, non soldi, proprietà, o quant’altro. Ciò che abbiamo può non essere più nostro qualche tempo dopo, ciò che siamo, invece, ci accompagnerà per sempre.

Rimuovere l’attrito nelle nostre vite

Spesso medito sul vero significato del viaggio che sto compiendo, medito sul significato del minimalismo. Cos’è realmente? Come può una filosofia aver cambiato il mio modo di pensare e i miei comportamenti? Da dove trae la forza? È davvero utile o è solo una moda? Qual è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto?

Ovviamente il minimalismo non può essere un obiettivo, invece, è il viaggio stesso. Il percorso col quale ognuno di noi si libera del peso supplementare che si porta dietro e spicca il volo, riuscendo a fare quelle cose che una volta poteva solo sognare. Il problema è che essere minimalista non significa andare al negozio sotto casa, comprare la scatola “Minimalista in 11 piccoli passi” e leggere un manuale di istruzioni. No, solo grazie ad un continuo sforzo e un’incredibile forza di volontà possiamo raggiungere gli obiettivi prefissati. Non c’è alcun trucchetto che ci permette di non dover lavorare duro ogni giorno riuscendo ugualmente nei nostri intenti, purtroppo. Ho scoperto, però, che esiste un modo di analizzare le nostre azioni che ci facilita la vita. Si chiama eliminare l’attrito.

Fisicamente l’attrito è quella forza che si oppone ad ogni spostamento, rendendolo più difficile. In un mondo ideale senza di esso basterebbe toccare una macchina per farla muovere con una certa velocità per sempre. Nel mondo reale, invece, bisogna riuscire a superare una forza minima per poter muovere la macchina, e per mantenerla in movimento c’è bisogno di applicare continuamente questa forza. Un bel guaio.

Nelle nostre vite, invece, attrito sono tutti quei passi intermedi noiosi e/o ripetitivi che ci dividono dal nostro obiettivo. Se ogni giorno per poter scrivere su Il Minimalista dovessi percorrere dieci chilometri a piedi, salire su una montagna, entrare in una baita senza riscaldamento, andare nella cantina e prendere una macchina da scrivere, scrivere, rimettere tutto com’era prima, tornare a casa, inviare via FAX l’articolo, aspettare tre giorni, e solo a questo punto poter premere “Pubblica Articolo”; be’, non credo che trovereste molti aggiornamenti. Per fortuna il processo di scrittura e pubblicazione non è niente del genere, e in poco più di un’ora sono pronto a pubblicare.

Ma cosa c’è di differente tra le due versioni? Un gran numero di passi intermedi, ovvero un grande attrito. È l’attrito il più grande problema delle persone, non la mancanza di voglia o di disciplina. Certo, anche questi due sono fattori importanti, ma non così importanti.

Per fortuna, una volta capito questo concetto, le nostre vite si semplificano. Prendete un’attività che amate fare. Può essere scrivere, giocare a calcio, cucinare, o quant’altro. Analizzatela e cercate di capire in cosa consiste l’attrito che spesso vi blocca dal farla. Ora, cercate dei modi per eliminarlo. Difficilmente non ne troverete, se ci penserete a fondo.

Un consiglio pratico per eliminare l’attrito è prendere un foglio e fare due cerchi, più distanti possibile. Chiamate il cerchio a sinistra “io”, il cerchio a destra “X” (dove “X” è l’attività che volete fare). Ora analizzate per bene cosa dovete fare per arrivare a fare quella attività e suddividetela nel più grande numero possibile di passi intermedi, assegnando ad ogni passo un cerchietto. Fatto questo, il foglio sarà qualcosa del genere:

Chiedetevi: cosa posso eliminare? Nel mio caso (un esempio stupido, ma è per farvi capire) posso sicuramente rimuovere tre passi inutili: “avvia musica”, “prepara un thè caldo” e “riposa le mani per cinque minuti”. Secondo voi, sarò più incline a scrivere se ogni volta che devo farlo sono costretto a ripetere sette passi o solamente quattro? Ecco, invece, come dovrebbe essere il mio reale processo di scrittura:

Ripeto, provate a fare anche voi qualcosa del genere, vi accorgerete di quanto stupide siano in realtà alcune azioni che ritenete importanti.

Concludendo, minimalismo non è altro che eliminare l’attrito dalle nostre vite. Buttando via oggetti, liberando da impegni le nostre giornate, mangiando meno porcherie, non facciamo altro che diventare più leggeri, quindi più flessibili e propensi al cambiamento e a fare ciò che amiamo. Poi, ovviamente, entreranno in gioco i due fattori che prima ho trascurato, ovvero la disciplina e la voglia, ma questo è un altro discorso.

Eliminate l’attrito dalle vostre vite e sarete persone più felici.

Inizio pubblicazioni

Come preannuciato, le pubblicazioni inizieranno il 10 Gennaio 2010.

Cos’è “Il Minimalista”?

Per introdurre questo nuovo blog ho redatto una pagina che spiega i motivi per cui ho creato Il Minimalista. Ve la ripropongo interamente qua di seguito.


La perfezione non è raggiunta quando non c’è più niente da aggiungere, ma nel momento in cui non c’è più niente da togliere. - Antoine de Sainte Exupery


Il Minimalista nasce da una costola del blog Il Mac Minimalista.

Il Mac Minimalista è un blog nato ad inizio 2010, uno dei primi a parlare di minimalismo in Italia, se non il primo. Il Minimalista, invece, nasce dalla necessità di avere un luogo in cui poter parlare liberamente di minimalismo. Ma cos’è esattamente questo “minimalismo”?

In breve, “minimalismo” è capire cos’è che è veramente importante nella tua vita e, da quel momento in poi, passarla a farlo. Può sembrare una frase fatta, ma non è assolutamente così. Troppo spesso occupiamo una grande porzione del nostro tempo a fare cose che non vogliamo fare o che non ci piacciono solo perché la società (o noi) crediamo sia giusto fare. E, guarda un po’, farle non è quasi mai la scelta giusta, ma solo uno spreco di risorse ed energie.

Il mio compito in questo blog è cercare di spiegare e di mostrare a te, lettore, come il minimalismo possa cambiare in meglio la vita, cosa che è già successa con me in questi ultimi anni. Grazie a blog come ZenHabits e quelli nati seguendone le orme ho scoperto e capito cosa significhi essere minimalisti e il miglior modo per applicare questa filosofia alla vita quotidiana.

E, per Dio, non farti trarre in inganno dal termine con cui mi riferisco a questo percorso. Minimalismo non è solo minimizzare, togliere. Tutt’altro! Scoprirai che essere minimalista ti porterà ad una vita più piena e felice di quanto sia adesso.

L’autore, sia di Il Mac Minimalista che di Il Minimalista, è Diego Petrucci.


La ricchezza di un uomo è proporzionale al numero di cose di cui può fare a meno. - Henry David Thoreau